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CÁ INUA


Kainua è l’antica città etrusca che sorgeva nei pressi dell’attuale cittadina di Marzabotto.
Ca’ è un richiamo ai toponimi tipici dei casolari montani.
Inua è una parola di lingua inuit che significa l’essenza di tutte le cose, è un concetto spirituale che accomuna tutti gli essere e che è principio di armonia tra i viventi.
La forma fonetica del termine inuit è il logo dell’azienda agricola.
Localizzazione: Marzabotto, Bologna
Cliente: Panem et Circenses
Tipologia: recupero edilizio
Dimensione: 400 mq
Consulenti: EN7 srl, RES srl, Studio Tecnico Federico Giovannini, StefanoMattei
Programma: completato 2020



La nuova costruzione è un volume in pietra e legno che affonda le sue radici nella montagna con cui forma un tutt’uno; un oggetto solitario che esprimere un intenso rapporto con l’energia primigenia e la geologia del paesaggio montuoso. La bellezza e l'imponenza del paesaggio nel quale si inserisce il progetto impone un approccio delicato ed attento, il nuovo edificio doveva presentarsi come un oggetto senza tempo, uno degli elementi del paesaggio naturale.

L'abitazione, ricavata dalla demolizione e ricostruzione della vecchia casa del contadino, si sviluppa su due livelli, il piano terra è parzialmente incastonato nel terreno per rinsaldare questo legame edifico/natura; un innesto che cambia la percezione interno/esterno avvicinando la linea dello sguardo al terreno.

Le pietre ricavate dalla demolizione sono state recuperate e riutilizzate per il nuovo muro in pietra a vista al piano terra (ricostruito sul sedime del vecchio muro) elemento di congiunzione tra la nuova casa ed il fienile ristrutturato. La nuova porzione, con struttura in pannelli X-Lam, si affaccia sul fronte principale solo al primo piano, inserendosi con garbo in un paesaggio fortemente connotato. Il rivestimento è in legno bruciato, un'antica tecnica che ritroviamo nei nostri appennini ma anche in luoghi distantissimi in tutto il mondo, una tecnica legata indissolubilmente al territorio ma proiettata ovunque, un linguaggio comune inclusivo ed accogliente.

Internamente la dialettica tra superfici dure (il cemento della porzione interrata della zona giorno, i mosaici dei bagni) e superfici morbide (legno di abete utilizzato come pavimenti e rivestimenti) richiama l'essenzialità e l'austerità del luogo. Ogni elemento è ottimizzato per rispondere ad una necessità che denuncia in maniera onesta attraverso la sua scelta materica.
La distribuzione interna, dettata dalla lettura del luogo e delle sue caratteristiche intrinseche, impone di sfruttare al meglio le potenzialità in essere. I locali di servizio si trovano tutti sul fronte nord ed hanno piccole bucature mentre a sud la zona giorno/cucina al piano terra e le camere al piano superiore godono di ampie aperture. Le aperture del piano terra sono schermate semplicemente dallo sbalzo del piano primo mentre quelle delle camere sono dotate di sistema oscurante. Queste aperture oltre a massimizzare l'apporto energetico nelle stagioni fredde e impedire l'irraggiamento diretto in quelle calde offrono una vista mozzafiato sulla vallata.

Tutta la casa è coibentata con un cappotto in lana di roccia di grande spessore che ci permette di utilizzare come riscaldamento/raffrescamento solo un impianto ad aria alimentato perlopiù dai pannelli fotovoltaici localizzati sul tetto del fienile per mitigarne l'impatto. Le acque piovane sono raccolte in vasche e riutilizzate per l'innaffiamento dei campi mentre l'impianto di depurazione è costituito da una fitodepurazione che funziona grazie a due stagni limitrofi all'abitazione.

Il fienile è stato ristrutturato con interventi principalmente di natura strutturale ed attrezzato con tutte le basilari dotazioni impiantistiche. Ad oggi è utilizzato come deposito per le attività agricole, nel tempo nascerà una struttura ricettiva per accogliere i visitatori.












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